Gli animali hanno un’ anima?

di Daniele Cipriani

Molti animali, ormai lo sappiamo, hanno una capacità di apprendimento straordinaria; molto spesso ci chiediamo se possano provare emozioni simili a quelle degli esseri umani. Giocano, sono felici, sono tristi, consolano quando il padrone sta male e, sicuramente, sono in grado di farsi capire alla perfezione. Nello specifico, questi comportamenti li vediamo manifestarsi tutti i giorni negli animali da affezione, ma anche molte altre specie ci potrebbero sorprendere per caratteristiche e peculiarità.

Cani, gatti, scimmie e moltissime altre specie possiedono un loro carattere, una loro intelligenza e, con ottima probabilità, anche dei sentimenti. Ovviamente non sono esseri umani e non possiedono le capacità cognitivo-comportamentali complesse che possediamo noi. Ma dov’è il limite dell’intelligenza e dell’intuito di un cane? È possibile riconoscere negli animali delle facoltà extrasensoriali? Analizziamo insieme alcuni casi straordinari di animali decisamente fuori dal comune.

 

Rolf un cane dalle capacità straordinarie

Rolf
Figura 1 - Rolf e la Sig.ra Moekel

Nel settembre del 1912 William Mackenzie si recò in Germania per studiare dei casi molto particolari di cavalli dalle apparenti doti straordinarie. Proprio durante i suoi studi gli giunse voce di alcuni cani di proprietà della famiglia Moekel di Mannheim che sembravano manifestare delle facoltà straordinarie. Molto incuriosito, Mackenzie decise di recarsi a Mannheim per far visita alla famiglia e vedere con i propri occhi le abilità dei cani. Tra i tre cani in possesso della famiglia Moekel, Rolf sembrava essere il più promettente. La signora Moekel si accorse delle sue capacità mentre tentava di far risolvere alla figlia un’operazione matematica. La fanciulla non riusciva a risolvere 122 x 2, così la mamma, in un momento di sconforto, dopo aver dato uno scapaccione alla figlia chiese giocosamente a Rolf «Tu sai quanto fa 2 x 2?». Il cane, in risposta, colpì con la zampa il braccio della signora per 4 volte. Tentò di nuovo, credendo potesse trattarsi di un caso fortuito, chiedendo a Rolf «Quanto fa 5 + 5 ?» ed cane batté 10 volte la zampa. Da quel momento iniziarono una serie di esperimenti semplici che vedevano Rolf risolvere operazioni semplici come addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni con estrema precisione. L’intelligenza del cane aveva colpito tanto la signora Moekel che un giorno addirittura gli chiese se voleva un alfabeto tutto per lui:

«Un giorno chiesi a Rolf se voleva imparare a parlare con me. L’animale rispose “sì” con molta vivacità, e io gli chiesi allora: “Rolf, vogliamo fare un alfabeto per te?”. Di nuovo giunse il suo forte “sì”. “Rolf, sta’ attento adesso, io ti dirò le lettere, e tu mi dirai quale numero deve esprimere ciascuna lettera. Cosa dai tu per A?” Subito venne la risposta: 4. “E per B?” 7, e così di seguito».

Fidura 2 – Alfabeto di Rolf

Il clamore suscitato dall’intelligenza di Rolf non attirò solo l’attenzione di William Mackenzie (di cui parleremo in seguito) ma anche di Edmond Duchatel, noto metapsichista francese che una sera sperimentò insieme al cane. Pronti con la tabella sulla quale erano impresse le lettere, Duchatel chiese a Rolf: «Quanto fa 96 – 10 : 9?», Rolf battè il numero 9 ed alla domanda se ci fosse resto, rispose 5. Durante altri esperimenti, parlando con la signora Moekel, il metapsichista le fece notare che nel loro laboratorio vi era un alienato dalle capacità di calcolo straordinarie e fù proprio in quel momento che Rolf battè la zampa facendo segno di voler “parlare”.

In lingua tedesca, battendo con la zampa, chiese: «Chi è questo signore?» Così la donna gli fece vedere il biglietto di Duchatel con la sua firma.

Questa piccola esperienza, insieme ad altri esercizi di calcolo e conversazione spinsero il parapsicologo ad effettuare dei veri e propri test di linguaggio e comprensione.

 

Ne citiamo alcuni:

I.

Tornato dal collegio, il piccolo figlio di casa Moekel, aveva con sé una rivista illustrata. Lo sperimentatore la prese, chiamò Rolf e gli chiese cosa fosse rappresentato sulla copertina. Rolf rispose battendo: «Bicchiere con piccolo fiore». In effetti rappresentava un vaso con un fiore.

II.

In una seduta del 28 luglio, si parlava delle persone che non vedevano di buon occhio Rolf e la famiglia Moekel proprio per via del clamore suscitato da questi esperimenti. Rolf interloquisce improvvisamente battendo la frase: «Sono degli asini» in riposta gli viene detto: «Anche tu Rolf a volte sei un asino», Rolf risponde di no e alla domanda: «Allora, che cosa sei?» Rolf rispose: «Rolf ha sua madre».

III.

William Mackenzie in presenza di Rolf, lesse dal giornale la parola “autunno”. Chiese così a Rolf cosa fosse secondo lui l’autunno. Il cane rispose: «Il tempo in cui vi sono le mele». Nella sua mente, Rolf, associava la stagione autunnale all’odore di mele, frutto tipico di quel periodo.

IV. Seduta del 19 settembre del 1913

William Mackenzie chiese a Rolf di dire qualcosa, ed in risposta il cane colpì il tabellone chiedendo: «Chi sei?» Il ricercatore gli disse che era un uomo venuto da lontano per conoscerlo e che ama gli animali. Rolf gli rispose: «Rolf ti vuole bene».

V. 2 Ottobre 1913

Il Dr. Volhard, direttore dell’ospedale di Mannheim chiese a Rolf: «Come ti fai capire dagli altri animali?» Dopo qualche esitazione Rolf batte: «Abbaiare, scodinzolare, anche vedere movimenti con gli occhi.»

 

Quello di Rolf, rimane uno dei casi più straordinari e controversi di intelligenza canina.

 

Oscar, il gatto che prevede la morte?

 

Secondo notiziari e giornali di oltre 10 anni fa, un gatto di nome Oscar, ospite della casa di riposo del Rhode Island, lo Steere House Nursing and Rehabilitation Center di Providence, riuscì a prevedere con estrema esattezza la morte dei degenti accucciandosi accanto a loro poco prima del decesso. La notizia, riportata dalla BBC e ripresa dai media nazionali, fa sorgere un interrogativo interessante circa l’eventuale facoltà extrasensoriale di Oscar. L’unica notizia certa è che Oscar si sia accucciato nel letto di 25 persone e che le stesse, poco dopo, siano decedute. Da qui, medici e pazienti sembrerebbero utilizzare questa particolarità del micio per avvisare le famiglie dei degenti per tempo. Per fare un’analisi critica dell’accaduto dobbiamo chiederci anche quante altre volte Oscar si sia accucciato nel letto di un malato senza che lo stesso morisse o se, quella particolare postura appartenesse al micio anche in molte altre circostanze. Non abbiamo dati certi per comprenderlo ma possiamo chiederci: è possibile che il felino percepisca un particolare odore prima della morte di una persona? Oppure che si inneschi una particolare facoltà extrasensoriale che renda Oscar sensibile alla percezione proprio dell’evento specifico? Il caso è presentato dai media come inattaccabile ma, non essendo uno studio rigoroso, dobbiamo prenderlo per quello che è: una notizia curiosa. Conoscere però il breve aneddoto di Oscar ci può far riflettere sulla possibilità che gli animali, in determinate circostanze, possano riuscire a percepire qualcosa in maniera ancora del tutto sconosciuta.

 

“Homing” - Animali che tornano a casa dopo aver percorso chilometri

 

Esistono numerose testimonianze di animali, perlopiù gatti o cani, che sono tornati dal padrone percorrendo moltissimi chilometri in maniera decisamente interessante e curiosa.

 

Ogghy – un inaspettato ritorno

 

Ogghy, il micio dato per disperso durante una vacanza in Maremma nell’estate del 2015, ora è tornato a casa dopo un viaggio di 140 chilometri durato un anno e mezzo. Durante il suo lungo viaggio ha trovato da sfamarsi in strada, da persone che lo hanno cibato o, chissà, magari da alcune famiglie che si sono brevemente prese cura di lui. Ciò che è certo è che in qualche modo Ogghy è tornato a casa percorrendo svariati chilometri.

 

Holly – 300 Km per tornare dai propri padroni

 

Jacob e Bonnie Richter sono partiti per una breve vacanza a Daytona Beach, in Florida, accompagnati dal loro micio Holly. Verso il termine del soggiorno, il micio è fuggito rendendosi irreperibile. Dopo ricerche senza sosta, dopo tempo, la coppia se l’è ritrovato sulla soglia di casa a West Palm Beach, a circa 300 chilometri di distanza dal luogo della scomparsa.

 

Rocky – oltre 600 km per amore dei padroni

 

Gli ci sono voluti tre anni, e 600 chilometri percorsi a quattro zampe, ma alla fine è riuscito a tornare a casa, dal suo padrone. È la commovente storia di un pastore tedesco di 5 anni, di nome Rocky. Il cane era stato preso quando era un cucciolo da Ibrahim Fwal, un cittadino siriano che vive da tempo a Carrara. I due, scrive oggi La Nazione, stavano sempre insieme. Tre anni fa, durante una gita al mare, un gruppo di persone rubò il cane, mentre il padrone faceva il bagno. Ibrahim da allora non ha mai smesso di cercarlo e ha messo annunci sui giornali, e affisso volantini. Nel frattempo, Rocky, forse abbandonato da chi lo aveva preso, era stato adottato da una famiglia di Salerno, che gli aveva attaccato una targhetta al collare, con nome e numero telefonico di riferimento in caso di smarrimento. Nei giorni scorsi, l’epilogo della storia. Rocky è stato trovato a Pisa da alcuni volontari, che hanno chiamato la famiglia salernitana. Poi, grazie al tatuaggio, sono riusciti a scoprire l’identità del padrone, che ha potuto riabbracciare il suo fedele amico a quattro zampe, che per andare da Salerno a Pisa aveva percorso 600 chilometri.

 

Possibile che sia sufficiente il senso dell’orientamento o dell’olfatto a far ripercorrere a ritroso (prendendo verosimilmente altri percorsi) ad Ogghy la strada verso casa ? Alcune teorie parlano di campo magnetico terreste che, come negli uccelli, aiuterebbe i gatti a tornare. Sicuramente abbiamo ancora molto da imparare da queste meravigliose creature.

 

Animali: tra percezioni, apparizioni e fenomeni anomali

Fabrizio Grisanti racconta un episodio, vissuto personalmente che ha dell’incredibile.

«Era da poco morto il padre del mio caro amico e coinquilino che amava tantissimo sedere su una particolare poltrona presente in casa nostra. Per qualche ragione, ogni qualvolta veniva a trovarci non sedeva su nessun’altra sedia, vuoi per comodità, vuoi per posizione o forma della sedia, la prima cosa che faceva entrando era sedersi su quella poltrona. Pochi giorni dopo il suo decesso, una notte, verso le 2.00 del mattino improvvisamente si accese in maniera del tutto spontanea la radio che avevamo in soggiorno. Da quel momento in poi la stessa cosa capitò altre 3 o 4 volte nel corso delle settimane a venire. Già dalle prime note riconoscemmo la canzone preferita del papà del mio amico. Già soltanto questo episodio da solo può far pensare ad un evento “particolare” ma a darci la conferma di qualcosa di paranormale fu l’improvvisa corsa del Chihuahua di casa verso la poltrona; si fermo lì, iniziò a fissare la poltrona e ad abbaiare proprio come faceva quando era in vita il papà del mio amico. Amiamo pensare che in quel momento, il papà, ci abbia voluto salutare in questa emozionante maniera.»

Figura anomala durante un’indagine sul campo

 

Ero con la mia Associazione “Ghost Hunters Roma” durante una ricerca all’interno di un esercizio commerciale, un pub per la precisione. Dopo diverse ore di ricerca, in un momento morto, avevo la fotocamera termica in mano che puntava casualmente verso il basso (non la stavo puntando, la tenevo semplicemente in mano in un momento di riposo). Abbassando lo sguardo per rialzarla, noto comparire sullo schermo, all’altezza del pavimento, una figura molto strana. Scatto velocemente senza neanche rendermi conto di cosa avessi immortalato. Era certamente un fatto particolare, avevo visto qualcosa passare nello schermo della fotocamera termica senza che la stessa cosa fosse visibile ad occhio nudo. Riguardando la fotografia e considerando dove avvenne il passaggio, con buona probabilità ancora oggi credo di aver fotografato “l’impronta termica” di un animale.

 

 

Materializzazioni di animali in seduta

 

Lo scrittore spiritualista F.E. Leaning dichiarò in un articolo su “Light”, rivista del 1922:

«Nelle nostre sedute di Londra con Mrs. Wriedt, oltre le “voci dirette” assolutamente umane, era divenuto un fatto comune d’incontrarci coi nostri animali defunti. Uno di questi, un cagnolino terrier che prediligevo, venne ad accoccolarsi in grembo a me, e vi rimase per un minuto. Io ne sentivo il peso e ne scorgevo la forma, che subito riconobbi. Non se ne andò, ma gradatamente si dissipò, o meglio, evaporò sul posto. Due altri cani da me posseduti, uno dei quali era un grosso cane da caccia, e l’altro un terrier di media grossezza, si materializzavano sovente. Tutti e tre abbaiavano con la loro propria “voce diretta”, e ciascuno lo faceva con la tonalità proporzionata alle sue dimensioni. Anche gli altri sperimentatori li videro e li palparono…».

 

In un articolo B.H. Saunders raccontò:

«Con Mrs. Blanche Cooper, la cui specialità, come tutti sanno, è la “voce diretta”, si ottengono sovente dei fenomeni di materializzazione animale. Essa aveva un gatto al quale era molto affezionata. Il gatto si ammalò, e fu affidato alle cure di un veterinario. Io non sapevo nulla in proposito, ma in quel tempo mi capitò di assistere a una seduta con Mrs. Cooper. Dopo essersi manifestati i miei familiari con la “voce diretta”, apparve un nucleo di luminosità argentina, che pareva proiettata da una mano materializzata chiaramente visibile. Si sarebbe detto che quella mano lo manipolasse a distanza, fino a quando il nucleo stesso prese la forma della testa di un gatto vivente. Mrs. Cooper, con viva emozione, esclamò: “Come mai! Questo è il mio Georgie!”. Quindi a titolo di risposta il gatto miagolò. Quindi si fece udire la “voce diretta” della bimba “Isabella”, che osservò: “Sì, ho voluto portarti il tuo gatto, che d’ora innanzi prenderò sotto la mia protezione”».

Considerazioni di Daniele Cipriani

 

Gli eventi narrati all’inizio dell’articolo rappresentano alcuni casi molto particolari di animali con doti straordinarie.

Personalmente credo che i fenomeni di “homing” verranno presto chiariti dalla scienza ufficiale in via definitiva e che poco o nulla abbiano a che fare con il paranormale.

Allora perché li ho inseriti? Perché credo si debba sempre partire da un ventaglio di ipotesi che includano anche le più “audaci” (ma verosimili). Ad oggi ancora non è chiaro come questi animali possano riuscire a ripercorrere tanti chilometri per tornare dai propri padroni. Esistono cani perfettamente addestrati a “prevedere” un attacco epilettico poco prima del suo insorgere ed abbiamo testimonianze di cani che possono fiutare alcune molecole prodotte dai tessuti tumorali (questo non vuol dire che fiutino i tumori). La stessa AIRC, Associazione Italiana Ricerca sul Cancro, seppur con cautela, consiglia di andare dal medico se il proprio cane annusa con insistenza una zona del corpo del proprio padrone. Attendiamo l’avanzare delle ricerche e vedremo quale teoria sarà validata e verrà considerata certa, tra ESP e tratti specie-specifici dell’evoluzione degli animali è di sicuro interesse porsi quantomeno qualche domanda. Arriviamo ora alle altre manifestazioni più audaci e che, se prese per vere, indirizzano verso l’ipotesi che gli animali possiedano uno spirito proprio che può addirittura trascendere la realtà fisica e manifestarsi nel nostro piano esistenziale.

Dobbiamo però trattare l’argomento con molta cautela. Oggi, purtroppo, assistiamo ad un antropomorfismo che talvolta rientra nel patologico.

Personalmente credo che tutto sia lecito fin quando non si fa del male al proprio cucciolo, arrivando, nel peggiore dei casi, a mortificare la natura e l’indole dell’animale, che, se “umanizzato” troppo, rischia di trovarsi in situazioni ridicole per noi ed incomprensibili per lui. Il solito egocentrismo dell’essere umano insomma!

Questa premessa per dire che parlare oggi di spirito degli animali è qualcosa di complesso e che potrebbe attirare fanatismi di ogni tipo. La materializzazione che ho fotografato durante la ricerca è sicuramente un indizio di prova che anche gli animali lasciano impressa nell’ambiente una qualche forma di energia o traccia (non sappiamo ancora cosa sia). Il binomio scatto fotografico e passaggio dell’animale visto ad occhio nudo, seppur tramite lo schermo della termocamera, è abbastanza probante da dover far sorgere più di un interrogativo circa l’effettiva permanenza (cosciente o incosciente) degli animali post mortem. Delle sedute medianiche con presenza di animali al cospetto di scienziati e ricercatori credo non sia necessario approfondire; sono episodi, che se reali, parlano da sé. Animali deceduti riconosciuti, accarezzati e sentiti abbaiare dai propri padroni e dagli astanti. Tutto questo dovrebbe spingere i ricercatori, noi parapsicologi in primis, ad approfondire un tema così importante e caro agli esseri umani, in modo da avvicinarci il più possibile ad una probabile soluzione al quesito con il quale il grande Ernesto Bozzano intitola il suo libro, e cioè: gli animali hanno un’anima?

Fonti

Bozzano E. – Gli animali hanno un’anima?, Bocca Editore 1952